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 Passare 11 ore o più in ufficio raddoppia il rischio di cadere in depressione

Workaholic niente affatto pentiti, meglio che prendiate nota: uno studio anglofinlandese condotto su più di 2mila impiegati governativi inglesi fra i 35 e i 55 anni e pubblicato su PLoS ONE ha infatti scoperto che passare oltre 11 ore al giorno – ovvero più di 55 alla settimana – fra le scartoffie dell’ufficio aumenta di due volte e mezzo il rischio di cadere in depressione, mentre chi segue ritmi di lavoro più regolari (in altre parole, sta alla scrivania le 7 o 8 ore contrattuali) vive senz’altro meglio, a tutto vantaggio dell’umore.


 Gli uomini pensano sempre al sesso? No: anche a mangiare e dormire

Lo stereotipo vuole l'uomo col pensiero fisso “lì” mentre le donne, eteree, riflettono su questioni ben più elevate. Ora uno studio dimostra che il cervello maschile non è del tutto occupato dal sesso, come molti credevano finora spingendosi a ipotizzare un pensierino sul tema ogni sette secondi, ma anche che le altre idee in circolazione nella mente di un uomo non sono meno terrene: gli uomini, infatti, pensano a mangiare e dormire molto più spesso rispetto alle donne.


 I falsi miti da sfatare sui diversi disturbi che chiamiamo ansia

Viviamo tempi ansiogeni. E tutti, prima o poi, abbiamo detto di avere l'ansia. Usando il termine con un po' di leggerezza, tanto che secondo l'Anxiety Disorder Association of America oggi sono molti i malintesi e le errate convinzioni che circondano i disturbi d'ansia, quelli veri.


 Chi dorme da solo dorme peggio

Le migliori dormite le facciamo quando non ci sentiamo soli, esclusi o isolati dagli altri e se abbiamo al nostro fianco un compagno o una compagna di vita. Quando invece ci sembra di essere esclusi dal contesto sociale la nostra solitudine esistenziale ci segue anche nel sonno che inizia a frammentarsi con frequenti risvegli notturni anche se apparentemente dormiamo lo stesso numero di ore e ci sembra di aver trascorso tutta la notte fra le braccia di Morfeo.


 Rossore addio, alla ricerca della fiducia in se stessi

Cyrano de Bergerac aveva così paura di non piacere alla sua bella da non riuscire a dichiararle il suo amore. Le emozioni possono bloccare, inibire ogni azione. Spingono all´isolamento, alla chiusura in un mondo fatto di solitudine. Paure e sensazioni che possono essere un problema e a volte trasformarsi in malattia. Delle angosce dei timidi parla anche Emotivi anonimi, la commedia francese in cui il proprietario di una fabbrica di cioccolato incontra una donna che, come lui, soffre di fobia sociale.


 La web dipendenza altera il cervello proprio come droga e alcol

«Internet fa male al tuo cervello». Sarà bene ricordarci questa avvertenza ogni volta che apriamo una pagina web e cominciamo a surfare, magari stando seduti ore e ore davanti allo schermo del pc. Anche se è oramai cosa nota che il web, o meglio l’uso patologico di Internet, non fa certo bene alla salute, un nuovo studio - che stavolta arriva dalla Cina ed è stato pubblicato sulla rinomata rivista scientifica Plos One - rivela «quanto» effettivamente faccia male. Ebbene, l'uso sregolato della Rete altera non solo il comportamento, ma modifica persino il cervello - in modo duraturo.


 Che cosa succede al cervello con i videogames

Da tempo ci si chiede se l’eccessiva frequentazione del mondo virtuale dei video-games, soprattutto di quelli violenti, possa procurare danni cerebrali: adesso è arrivata la dimostrazione concreta che quelle paure non erano poi del tutto infondate perché in effetti cambiamenti della materia grigia si verificano, anche se forse è ancora troppo presto per sapere quanto siano dannosi.


 Contestata l'efficacia dei cerotti e delle gomme antifumo

Cerotti, gomme da masticare e spray alla nicotina usati da milioni di persone in tutto il mondo per smettere di fumare non funzionano. In certi casi possono avere persino un effetto boomerang, esacerbando il vizio dei fumatori più incalliti. È quanto emerge da un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Harvard’s Center For Global Tobacco Control e dell’Università del Massachusetts di Boston pubblicato sulla rivista Tobacco Control.


 Il cervello perde colpi già dopo i 45 anni

Il cervello comincia a perdere colpi a partire dai 45 anni e non, come si è sempre pensato, dopo i 60. La notizia, che arriva dalle pagine del British Medical Journal, non fa certo piacere, ma ha la sua importanza: oggi si vive di più e arrivare alla vecchiaia con il cervello più sano possibile è una sfida per tutti.


 Ecco perché le neomamme ricadono nel vizio della sigaretta

Anche se in gravidanza fino al 45% delle donne smette di fumare, l’80% circa di loro poi riprende la sigaretta e i tentativi per evitarlo sono spesso infruttuosi.


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