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 Cyberbullismo, i giovani a rischio autolesionismo

LE GIOVANI vittime di cyberbullismo hanno circa il doppio delle probabilità di sviluppare comportamenti autolesionisti e di tentare il suicidio.

È il risultato ottenuto da psichiatri e psicologi inglesi delle università di Swansee, Birmingham e Oxford che hanno scandagliato i dati raccolti  in 33 articoli tratti da 26 studi indipendenti pubblicati dal 1996 al 2017 per un totale di oltre 156mila giovani con meno di 25 anni. La ricerca è pubblicata sul Journal of Medical Internet Research
 
• VITTIME DEGLI ALTRI
Calcolando la odds ratio (OR) - un indice statistico che confronta la frequenza di un evento, in questo caso l’esposizione al cyberbullismo e la frequenza che si verifichi un effetto (qui idee suicide e autolesionismo) tra chi è esposto a fenomeno e chi non lo è -  gli autori hanno dimostrato che le cybervittime hanno il doppio del rischio di sperimentare atti autolesivi e comportamenti suicidari (in entrambi i casi OR maggiore di 2) rispetto a chi non ha mai subito violenza sul web.
 
• VITTIME DI SE STESSI

Ma anche i cyberbulli, i carnefici, pagano un prezzo sebbene meno alto di quello delle loro vittime. Dalla ricerca risulta infatti che i sadici della rete sono, anche loro, a maggior rischio di comportamenti e pensieri suicidi (OR 1,21) rispetto a chi non pratica la prevaricazione sul web.

• LA SCUOLA
In una nota diffusa dalla Swansee Univerity  Ann John, il primo autore dello studio, ha dichiarato che “la prevenzione e l'intervento contro il suicidio sono essenziali in qualsiasi programma anti-bullismo e dovrebbero prevedere un approccio scolastico ad ampio spettro che includa la sensibilizzazione e la formazione per il personale e per gli alunni". La prevenzione del cyberbullismo – secondo John – dovrebbe essere inclusa nelle politiche scolastiche insieme a concetti più ampi come la cittadinanza digitale e il sostegno tra pari online e andrebbe insegnato a chi assiste ad atti di cyberbullismo in che modo intervenire. 

• INCORAGGARE LA RICHIESTA D’AIUTO
Gli studenti vittime di bullismo in rete – è risultato dalla ricerca - hanno meno probabilità di segnalare e di chiedere aiuto rispetto alle vittime di bullismo più tradizionale, è allora importante che il personale scolastico incoraggi le richieste di aiuto. Anche i comportamenti dei bulli non andrebbero affrontati soltanto in termini sanzionatori, visto che anche i cattivi, a quell’età, potrebbero sviluppare sentimenti di disperazione.Secondo gli psichiatri autori del paper i medici che si occupano di bambini e adolescenti dovrebbero chiedere regolarmente ai loro giovani pazienti se hanno esperienza di cyberbullismo e andrebbero formati a farlo.

Tratto da "Repubblica.It"

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