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Socio-costruzionismo

All'inizio degli anni Ottanta è avvenuto l'incontro dei terapisti sistemici con la riflessione epistemologica che é stata variamente definita  "seconda cibernetica", "complessità" o "costruttivismo", ed é stato un incontro per molti aspetti dirompente.

Alcuni  presupposti dell'emergente riflessione epistemologica sollevavano infatti degli interrogativi che non investivano tanto o soltanto gli aspetti teorici dell'approccio sistemico, ma riguardavano la nozione stessa di terapia e l'identità del terapista. L'impostazione costruttivista infatti, prima ancora di comportare dei cambiamenti sul piano delle spiegazioni che i terapisti si davano del sintomo o della patologia, ha messo in crisi quelli che erano i presupposti su cui si fondava la psicoterapia come fenomeno a un tempo scientifico e sociale.

L'idea che ha scosso il "mondo dei terapisti sistemici" è che l'osservatore non é esterno al processo della conoscenza, ma anzi partecipa attivamente a costruire il sistema osservato e in ogni momento egli si rapporta col sistema con una comprensione che modifica la sua relazione col sistema (Varela, 1979). L'incontro col costruttivismo é stato molto diverso da quello che i terapisti familiari avevano avuto precedentemente con la prima cibernetica e la teoria dei sistemi.

Negli anni Sessanta, il riferimento alla nozione di sistema aveva introdotto delle modifiche nei modi di spiegare i comportamenti sintomatici, nei metodi osservativi e  nelle pratiche terapeutiche, partendo comunque dal presupposto che una osservazione oggettiva fosse possibile, che a partire da tale osservazione fosse possibile ricostruire i meccanismi o i processi psicopatologici e che a partire da ciò fosse poi possibile intervenire per modificarli.

La prospettiva socio-costruzionista

Secondo la prospettiva socio-costruzionista ogni persona dà senso alla propria esperienza e agisce nelle relazioni con gli altri a partire da un insieme di premesse e credenze personali che derivano dalla sua specifica posizione nella situazione interattiva, dalle esperienze vissute precedentemente all'interazione data o da quelle che  vive nei propri rapporti con altri.

La retroazione di ogni soggetto  ai comportamenti altrui o agli eventi dipende

a) dal suo sistema di rappresentazioni,
b) dal significato che, in base al sistema di rappresentazioni,  attribuisce al comportamento altrui
c) dal tipo di risposta che  pensa di ottenere allo scopo di mantenere una coerenza all'interno del proprio sistema di rappresentazioni e fra questo e il proprio comportamento.

Tuttavia, attraverso la comunicazione, i partecipanti all'interazione non si scambiano soltanto informazioni o messaggi che essi interpretano secondo il proprio sistema di premesse, essi negoziano anche i significati da attribuire a eventi e comportamenti, costruiscono identità individuali e collettive, definiscono ruoli e relazioni,  sviluppano un modo specifico di organizzare la realtà (Pearce e Cronen, 1980; Cronen et al., 1982; Pearce, 1994).

In questo senso in ogni situazione interattiva è sempre presente un doppio livello,  il livello della costruzione individuale e quello della co-costruzione. I due livelli sono distinti ma embricati.
Il livello della costruzione individuale è caratterizzato dalla dimensione strategica, connessa alle intenzioni e agli scopi a partire dai quali ogni partecipante,  inizia un rapporto ed agisce in esso secondo il principio della autoconvalida tra premesse e comportamenti; il livello della co-costruzione riguarda invece la costruzione di realtà sociali derivante dall'interazione attivata e alimentata dai partecipanti nel perseguimento degli scopi che si sono prefissati.

Il livello della costruzione individuale si riferisce ai processi simbolici e dunque ai significati  che le persone attribuiscono a sé e agli altri, alle proprie e alle altrui azioni; il livello della co-costruzione si riferisce ai processi di negoziazione, agli scambi linguistici, conversazionali, dialogici tra i partecipanti e alle azioni congiunte a cui essi danno corpo.

Il livello della costruzione individuale è caratterizzato dall'autoconvalida (Bateson, 1972), o dalla chiusura organizzazionale (Maturana e Varela, 1980), o dall'auto-organizzazione (Von Foerster, 1981). Il livello della co-costruzione è caratterizzato dal deuteroapprendimento (Bateson, 1972), dall'accoppiamento strutturale (Maturana e Varela, 1980), dalle   "conseguenze non volute",  cioè dall'esito contingente dell'azione congiunta rispetto al quale i partecipanti all'interazione hanno un ruolo attivo, ma non un controllo unidirezionale (cfr. Lannamann, 1991; Shotter, 1987).

Da questo punto di vista in ogni incontro terapeutico possiamo distinguere il livello in cui terapista e paziente (ognuno guidato dalle proprie premesse e dai propri sistemi di significato, sviluppati nella propria storia che è sempre storia di relazioni) agiranno secondo i propri scopi, e il livello del processo comunicativo attraverso il quale terapista e paziente negoziano la definizione di se stessi, della loro relazione e della situazione in cui sono coinvolti.

Se dunque la messa in atto di un comportamento del terapista può essere riconducibile alle sue rappresentazioni, alle sue intenzioni e agli scopi che intende raggiungere, così come il comportamento del paziente è a sua volta riconducibile alle sue rappresentazioni, alle sue intenzioni e ai suoi scopi, l'esito, ovvero l'effetto delle  azioni di ognuno di loro, viene generato nel processo di costruzione di cui il terapista e il paziente sono co-attori, ognuno a partire dai propri presupposti.

Se dalla prospettiva costruttivista radicale, focalizzata sul primo livello dell'interazione, il terapista rimaneva imprigionato nella trama di premesse epistemologiche e ontologiche che gli impedivano di "conoscere" il paziente e che lo portavano a ripiegarsi su se stesso sui propri linguaggi, pregiudizi, modelli di riferimento, dal punto di vista socio-costruzionista il terapista trova proprio nell'interazione il varco attraverso cui "guardare" il paziente. Certo lo sguardo non è più oggettivo o neutrale o esterno:  è uno sguardo partecipativo.

Tratto da Laura Fruggeri Dal costruttivismo al costruzionismo sociale: implicazioni teoriche e terapeutiche Psicobiettivo,  vol. XVIII, n. 1, 1998, pp. 37-48.

A cura di psicologoamico
aggiornato il: 13/10/2010

 
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